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CARTA DEI SERVIZI
PERSONALE
La selezione del personale viene fatta tenendo conto dei fattori motivazionali, esperienza pregressa, capacità comunicative, relazionali ed organizzative degli aspiranti. Dopo la selezione si attua un programma di formazione specifica di base che consiste in un primo tirocinio in cui si danno indicazioni sulle attività.
Le nostre comunità si avvalgono dell’ausilio di volontari del Servizio Civile nazionale, di obiettori di coscienza e del volontariato informale, utilizzati soprattutto nel favorire la socializzazione dei minori al di fuori della comunità e collaborare nelle attività ludico-ricreative e di sostegno scolastico. I turni del personale sono articolati in modo da assicurare la stabilità del rapporto con le figure adulte di riferimento. L’organico del personale educativo è definito in rapporto a questa esigenza di stabilità e continuità del rapporto.
Il personale per ciascuna comunità si compone delle seguenti figure:
• Coordinatore responsabile;
• Assistente sociale;
• Psicologa;
• Pedagogista in convenzione;
• Cinque Educatori Professionali;
• Medico convenzionato;
• Infermiere Professionale con reperibilità anche notturna;
• Personale ausiliario;
RUOLO E FUNZIONI DELL’EDUCATORE
Il ruolo dell’educatore prevede soprattutto di stabilire una relazione da persona -a- persona e richiede il “mettersi in gioco” costantemente, pur nella consapevolezza del proprio ruolo
L’obiettivo deve essere quello di instaurare un rapporto empatico, autentico con il minore, basato sull’accettazione dell’altro nella sua interezza e diversità, per essere capace di favorire cambiamenti progressivi.
L’educatore assume il ruolo non solo di chi deve far fare, ma di chi vive le cose che si stanno facendo assieme agli ospiti.
Il ruolo degli educatori si esplica in una serie di azioni:
• azioni di sostegno e cura
• interventi normativi
• azioni strumentali
• azioni ludiche
• azioni di disconferma e rifiuto
• chiedere e dare informazioni
• azioni di tipo organizzativo rivolte agli altri educatori
Lo scopo di questa codifica è naturalmente sotteso alla necessità di analizzare il “quotidiano” per offrire agli educatori modalità e strumenti di riflessione. Le osservazioni e la loro codifica forniscono agli educatori la possibilità di riflettere sulle proprie azioni e su quelle dei ragazzi.
Azioni rivolte ai ragazzi
a) Azioni di sostegno e cura
• gesti d’affetto
• sostegno empatico
• ascoltare
• parlare
• cura personale
b) Interventi normativi
• Richiamare alla regola
• Stabilire un sistema normativo basato su premi e punizioni
• stabilire orari e compiti
c) Azioni strumentali
• insegnare
• spiegare
• motivare
• fare insieme
• sostegno scolastico
Queste azioni sono molto significative in chi si propone di attuare un cambiamento in un soggetto preso in carico. Le azioni strumentali non riguardano solo l’area del sostegno didattico, ma riguardano la condivisione delle azioni, degli scopi, l’attivazione di un’interazione che veicoli l’apprendimento, favorendo capacità potenziali e competenze non ancora attive nei bambini.
d) Azioni ludiche
• giocare e scherzare
• stimolare la creatività
• prendere in giro in modo affettuoso
e) Chiedere e dare informazioni
Dare e chiedere informazioni nel senso di controllare il comportamento del bambino:”cos’hai fatto oggi? Dove sei andato? Cosa è successo oggi?
f) Azioni organizzative degli educatori
• Collaborazione - accordo
• Descrizione della giornata
• Passaggio di consegne
• Attuazione delle decisioni prese durante le riunioni
FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
La formazione degli educatori deve essere adeguata e permanente, per tale fondamento parallelamente alla formazione di base individuale sono programmati incontri di formazione d’equipe centrati sull’acquisizione di abilità tecnico-operative, sulla rielaborazione dell’esperienza personale e l’approfondimento delle dinamiche relazionali del gruppo.
Le comunità, inoltre, favoriscono la partecipazione volontaria degli operatori a tutte le occasioni formative esterne (convegni, seminari, corsi di formazione) ritenute utili per l’arricchimento della professionalità e ne sostengono in parte i relativi costi economici.
AMMISSIONI E DIMISSIONI
L’ammissione in comunità avviene su segnalazione dei servizi sociali ed in caso vi sia disponibilità di posti, si deve accompagnare la richiesta di ammissione con una relazione sociale e familiare aggiornata.
Nel corso di una riunione, a cui partecipa l’èquipe comunitaria e l’assistente sociale territorialmente competente, si discute del caso approfondendo la sua anamnesi; quindi si stabilisce un incontro di conoscenza con il minore e la sua famiglia, in modo da poter comprendere o almeno parzialmente condividere la scelta che si prospetta.
Successivamente, laddove la comunità valuti possibile il nuovo ingresso, si stabiliscono tempi e modalità per il processo di integrazione nella nuova struttura di vita.
Le dimissioni, si attuano quando gli operatori coinvolti nel caso, giudicano raggiunti gli obiettivi del progetto educativo individuale. In casi eccezionali, quando la presenza del minore pregiudica gravemente l’equilibrio della comunità, esperiti tutti i tentativi di supporto attivabili, si può pretendere l’allontanamento immediato.
METODOLOGIE DI LAVORO
La metodologia educativa si fonda su due dimensioni:
• LA QUOTIDIANITÀ intesa come luogo della “normalità” delle relazioni interpersonali ed affettive, del coinvolgimento delle persone accolte nella vita comune, dell’accoglienza reciproca nelle piccole vicende di ogni giorno e dell’educazione all’essenzialità nell’uso delle cose. La vita quotidiana è organizzata tenendo conto del tempo, dello spazio, del clima familiare, della routine e delle regole.
• IL TERRITORIO inteso come luogo del “noi”, sistema di relazioni aperte oltre la “comunità d’accoglienza”; il lavoro si articola con le agenzie sanitarie ed educative formali ed informali presenti nel territorio.
PROGETTO EDUCATIVO INDIVIDUALE (P.E.I.)
Dopo un iniziale periodo di osservazione del minore, l’equipe comunitaria, in collaborazione con i Servizi Sociali territorialmente competenti, elabora e propone il Progetto Educativo Individuale, che ha lo scopo di:
• Puntualizzare gli interventi da realizzare e le esperienze da far compiere al minore, al fine di assicurargli le condizioni per un normale processo di crescita o per permettergli di recuperare ritardi evolutivi;
• Specificare gli interventi da attuare per modificare il contesto familiare in vista del suo rientro, nei casi in cui sia stata espressa una valutazione positiva sulla possibilità di cambiamento della realtà familiare.
Tale progetto periodicamente verificato dall’equipe comunitaria in collaborazione con i vari servizi che si occupano del caso, va sempre orientato allo scopo prioritario dell’accoglienza in comunità: la dimissione per una sistemazione stabile e duratura.
FINALITA’ EDUCATIVO-FORMATIVE
le comunità sono caratterizzate da una forte intenzionalità educativa ed attente ad evitare ogni forma di istituzionalizzazione.
Essa si colloca nell’ambito delle risposte sostitutive alla famiglia con il carattere della temporaneità finalizzata a soddisfare adeguatamente il minore rispetto ai suoi bisogni di identificazione, di costruzione dell’individualità, di relazione, di appartenenza, di autonomia, di riservatezza.
Pertanto, ciascuna comunità, si prefigge di:
• Ricreare per il minore, per quel che è materialmente e psicologicamente possibile, un ambiente di vita idoneo a favorire lo sviluppo integrale della persona;
• Assicurare a ciascun soggetto, stimolazioni ed esperienze capaci di favorire la scoperta o la riscoperta di affetto, fiducia e sicurezza;
• Creare le condizioni per le pari opportunità nello sviluppo, ricreando, misure e strategie atte ad eliminare o quanto meno ridurre ogni forma di svantaggio manifestata;
• Curare, con i servizi sociali, il rapporto con le famiglie d’origine dei minori per consentirne l’eventuale rientro.
STRUMENTI DI LAVORO PROFESSIONALE
Le comunità, nell’esercizio delle proprie funzioni e per l’organizzazione del lavoro, si avvalgono dei seguenti strumenti di lavoro:
• Riunione settimanale degli educatori con il gruppo di coordinamento per verifica e programmazione della settimana, discussione su eventuali problematiche emerse;
• Riunione settimanale dei minori per discutere insieme di: impegni assunti, eventuali disaccordi intercorsi nei giorni precedenti, modalità e tempi dei programmi scolastici e sportivi intrapresi;
• Riunione dell’èquipe socio-psico-pedagogica per stesura delle relazioni, valutazione dei nuovi inserimenti, programmazione degli incontri di formazione, discussione dei casi;
• Colloqui di sostegno psicologico individuale;
• Consulenza psico-sociale;
• Incontri periodici con la famiglia di origine e l’assistente sociale territorialmente competente, per uno scambio di informazione e analisi della situazione.
FONTI INFORMATIVE
Ciascuna comunità predispone e mantiene procedure documentate finalizzate ad una sistematica raccolta ed organizzazione di dati e materiali che consentono agli operatori di accumulare materiale utile alle varie fasi di valutazione delle scelte operative e di comunicare ad altri le scelte tecniche specifiche utilizzate.
Tale documentazione è rappresentata da:
• La cartella personale del minore che contiene:
1) scheda d’ingresso;
2) scheda informativa risultante dalla relazioni degli operatori che si sono occupati del caso;
3) scheda sanitaria;
4) progetto educativo
• Diario giornaliero
1) diario delle consegne
2) diario degli interventi educativi attuati sui singoli minori
• Verbali delle riunioni d’equipè
• Documentazione amministrativa:
1) Registro delle presenze giornaliere;
• Convenzioni con gli Enti Locali
• Provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria
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